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Gestire le emozioni |
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Trovo molto interessante trattare questo argomento perché al giorno d’oggi è uno dei più inflazionati, dei più sentiti e forse paradossalmente uno di quelli più contrastanti e confusi.
Questo perché la letteratura alla quale, l’uomo comune ha facilità di accesso è di bassissimo livello. La trattazione degli argomenti ha caratteristiche definite e riassumibili in varie famiglie: generalmente mancano le fonti degli argomenti trattati, le teorie sono esposte come delle verità assolute, sono banalizzate, si fa sempre più ricorso al pensiero magico riducendo “la complessità” dell’essere umano, dell’universo e della vita in poche e banali regolette. Ogni autore sembra dire: ecco ora vi spiego io come essere felice e come avere tutto, basta fare cosi, pensare cosi, credere questo o quello. Vi invito a recarvi in una qualsiasi libreria per scoprire che esistono più metodi per essere felici, sani, realizzati, belli e ricchi che abitanti sul pianeta. Ovviamente ognuno decide che il metodo vero e unico è quello che sta proponendo, e lo fa “proclamare” furbescamente a personaggi della storia, della cultura, delle scienze usando citazioni, spezzoni di frasi, e alle volte dichiarando spudoratamente. “Il tale autore intendeva questo quando diceva così” Purtroppo, come affermavamo precedentemente, le emozioni sono uno degli argomenti più inflazionati in questo tipo di letteratura. Quale è il motivo? Questa risposta è semplice, immagino che ognuno di voi possa avere avuto dei momenti poco piacevoli nella vita, nei quali magari ha sperimentato delle emozioni forti , magari si è sentito schiacciato da esse, ha cominciato a vedere buio e ad elaborare pensieri limitanti su se stesso, sulla vita, sulle relazioni, sul mondo. Certo, altre volte invece, vi sarete sentiti le ali ai piedi, leggeri come l’aria, avrete visto la luce in ogni vostro momento della giornata pensando il meglio, sia di voi stessi che di ogni cosa. Se avete sperimentato anche in modo diverso situazioni emotive simili vi do il benvenuto nella razza umana e nella vita reale, e poiché siete esseri umani e viventi sarà naturale che ognuno di voi in un modo o nell’altro abbia cercato di allontanare dalla propria vita la prima tipologia di esperienze cercando invece di concretizzare il più possibile esperienze appartenenti alla seconda tipologia. E anche in questo caso avrete fatto e pensato qualcosa di assolutamente “umano” e legittimo. Ogni giorno, istante per istante l’essere umano prova emozioni che vive come piacevoli o spiacevoli, questo semplice fatto, in una società edonista e narcisista, votata quindi al piacere e all’apparire quale è quella occidentale, costituisce la genesi per due fattori determinanti. Il primo è la dicotomia “emozioni positive” ed emozioni negative”, il secondo è il bisogno spasmodico di trovare il modo per eliminare dalla propria vita tutte le emozioni percepite come “negative”. In più la qualità di vita che si raggiunge seguendo i modelli che proprio la cultura propone come “vincenti”, è comunque scarsa, superficiale e densa di lacune. Quindi a questo punto si è venuta a creare parallelamente anche la prima legge del mercato: c’è richiesta di un prodotto: “il benessere”, e si rende necessario proporre l’offerta “il metodo”. Ed ecco spiegato perché negli ultimi 15 anni sono proliferate a dismisura le pubblicazioni, i corsi, i video corsi, gli e-book, le conferenze, i guru e i guaritori, i metodi e gli operatori che cercano di colmare l’infinita “richiesta” dell’essere umano di stare bene e di essere felice. E’ comprensibile soprattutto perché si è passati dall’informazione alla disinformazione: in una situazione caotica con una simile massa di dati, autori, pubblicazioni, scuole di pensiero e operatori, è facile che si mischino teorie, filosofie, idee e purtroppomancanza di idee. Si spaccia fantascienza per scienza, o peggio ricerche scientifiche e teorie per realtà acquisite, si propongono agli ignari individui sogni e fantasie che sono sicuramente affascinanti e di veloce impatto. Per comprendere il mondo delle emozioni è necessario introdurre dei presupposti che servono come base a tutta disquisizione. Il primo tra essi è che le emozioni sono “naturali” e per naturali intendo parte integrante dell’”umanità” che esprime l’individuo, secondo che le emozioni, come naturali, svolgono una funzioni specifica in ogni essere umano, funzione che non può essere eliminata previo il collasso stesso del soggetto. Metaforicamente possiamo paragonare l’emozione ad un organo del nostro corpo, ad esempio se una persona decidesse che lo stomaco è inutile perché dolorante per un’ulcera, e decidesse quindi di eliminarlo dall’organismo, per noi questa cosa risulterebbe una evidente follia, in quanto lo stomaco è parte integrante del nostro corpo, svolge una funzione primaria ed è impossibile pensare di separarsene, per il fatto che esso provochi dolore, senza considerare che proprio il separarci da quel dolore ci porterà ad un danno maggiore: la morte. Anzi quello che consideriamo “dolore” è semplicemente la spia che ci avvisa che qualcosa non sta funzionando correttamente, che è necessario “curare” l’organo malato e possibilmente eliminare le cause che generano la disfunzione. Le emozioni in quanto naturali e parte integrante del corredo umano hanno una funzione specifica rispetto all’ambiente, alla sociazione e all’equilibrio stesso della persona. Il termine emozione descrive un’esperienza complessa e multidimensionale che svolge una fondamentale funzione adattiva, poiché media il rapporto tra l’organismo e l’ambiente. La parola Emozione ha origine dal latino e - movere che significa muovere verso, infatti la funzione specifica verso l’ambiente e proprio quella di attivare l’individuo ad una azione e risoluzione di qualcosa che sta minando l’equilibrio interno. Più specificamente, l’emozione è una risposta ad uno stimolo interno o esterno nell’individuo; essa comporta una modificazione del normale stato di quiete dell’organismo che si esprime con l’impulso all’azione, specifiche reazioni fisiologiche interne, un vissuto soggettivo interno piacevole o spiacevole ed infine l’attribuzione di un significato all’evento. Ad esempio, la percezione di un pericolo scatena l’emozione della paura con tutti i suoi correlati fisiologici, esperenziali, cognitivi che motivano l’individuo a mettere in atto il comportamento più idoneo, ad esempio la fuga. Esistono molte classificazioni diverse delle emozioni a seconda degli autori e degli approcci a cui fanno riferimento gli studiosi, ma tutte convergono sull’esistenza di emozioni primarie/fondamentali e secondarie. Quelle primarie hanno un carattere innato e sono tendenzialmente 4: la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia. Vista la loro suddetta funzione naturale, possiamo affermare che le prime tre sono complementari ed ausiliaree alla gioia, questo significa che rabbia, paura e tristezza attivano l’individuo nell’ambiente per ristabilire lo stato interno di equilibrio che è il presupposto alla gioia. Detto questo è abbastanza ovvio comprendere che la dicotomia emozioni positive o negative è un costrutto paradossale che fa molta presa sulle masse in quanto è un’esperienza comune il non vivere in modo piacevole emozioni come la rabbia o la tristezza, ma questa dicotomia proprio per la sua natura paradossale ci porta verso il malessere. Per paradossale si intende che è impossibile e insostenibile per un essere umano la sua realizzazione, ad esempio se la soluzione che vi viene proposta è quella di eliminare un’emozione “negativa” ed essa ad esempio è la rabbia, chi si attiverà in tal senso ha sicuramente già sperimentato momenti poco piacevoli di rabbia propria o altrui, cercherà quindi di eliminare dalla propria vita una emozione che ha classificato “negativa”, ma in realtà cercherà di fare qualcosa che è impossibile in quanto abbiamo appena spiegato che la funzione della rabbia è naturale ed innata e quindi fondamentale per la sopravvivenza ed il benessere. Ed ecco entrare il paradosso, classifico come “negativo” ciò che mi serve per sopravvivere, tento di eliminarlo per creare in me benessere, ma proprio perché mi è utile in realtà sto generando in me le basi del malessere. La conclusione è che più mi impegno in azioni o alimento pensieri paradossali più stimolo in me malessere. Questo concetto fu teorizzato negli anni 70 dal noto studioso Gregory Bateson appartenente alla scuola di Palo Alto, egli ipotizzò il paradosso come genesi di ogni tipologia di malessere psicologico ed esistenziale. Mi rendo conto che per alcuni lettori a questo punto del discorso si stia verificando un fenomeno, quello che viene affermato entra in contrasto con ciò che essi hanno creduto vero per anni: Ma come adesso mi si viene a dire che la rabbia è OK? Che la paura è naturale? Che è utile vivere la tristezza per ripristinare la gioia? Potete quindi cominciare a capire quanto vi dicevo prima, cioè il disastro che anni e anni di iniezioni di “ignoranza” nella cultura e di banalizzazione delle teorie e dei concetti hanno prodotto, è successo che le credenze errate sulle emozioni siano oggi più “vere” del bagaglio scientifico e filosofico che l’umanità prodotto in centinaia di anni. Qualcuno che soffre di depressione o di altri disturbi a carattere emotivo a questo punto potrebbe pensare che ciò che viene qui affermato sia follemente in contrasto con la sofferenza che stanno provando ora o che hanno sperimentato in passato E’ ovvio per accettare questi concetti appena esposti è necessario comprendere un altro concetto fondamentale: le emozioni dalla loro condizione e funzione “naturale” si possono “ammalare”, e nel loro “ammalarsi” trascinano inevitabilmente l’individuo nel malessere. Abbiamo precedentemente affermato che esse producono un’azione riparatoria verso uno stimolo ambientale nello stato presente, chiamato il “qui ed ora”. Il segreto per capire è seguire la via più semplice come già affermava il filosofo olandese Hoccam ed il suo principio del “rasoio”: se l’emozione produce un’azione specifica sull’ambiente il primo modo di fare “ammalare” l’emozione, quindi di amplificarla e portarla a produrre sofferenza inutile, è quello di non produrre un’azione efficace sull’ambiente. Cerco di fare un esempio che può essere comune a molte persone, vi è mai capitato di essere in fila alla posta o in banca e di venire superati in modo illegittimo dal solito furbetto? Ecco in questo caso l’emozione naturale che si sperimenta è la rabbia, ed essa promuoverà un’azione sull’ambiente. Se chi si trova in tale condizione è consapevole dell’emozione che sta provando e soprattutto della sua utilità non cercherà di spegnerla ma sceglierà il modo più efficace a livello sociale per fare che essa esplichi la sua funzione naturale. Cosa vuol dire agire? Può essere una frase educata ma ferma, può essere un chiarire il proprio punto di vista, può essere un’occhiata o un gesto, l’importante è che svolga una funzione specifica al ripristino dell’equilibrio nell’ambiente precedentemente infranto. Come invece si trasforma questa emozione naturale in una emozione malata? Niente di più semplice, basta non produrre alcuna azione ripristinante ma cominciare a recriminare dentro di se, pensando a tutte le volte che qualcuno ci ha fatto un torto, alle sfortune della vita, a ciò che ci manca e che non riusciamo ad ottenere e ad altre cose simili. Detto fatto e l’alchimia è compiuta, tornerete a casa furiosi, forse depressi, forse spaventati e delusi dalla vostra vita e vi chiederete come liberarvi da tutte queste terribili emozioni. Ora è svelato anche il secondo mistero circa le emozioni “negative”: i nostri pensieri, il dialogo interno, la capacità di immaginare scenari funesti attiva uno stato emotivo verso una realtà che non esiste concretamente, sulla quale quindi sono impossibili azioni riequilibranti. In questo modo la rabbia si trasforma in ira e furia, la tristezza in depressione e apatia, la paura in angoscia e panico, le sensazioni che accompagnano le emozioni naturali, si amplificano, si distorcono e recano uno stato di profondo malessere. Vivere in modo naturale le emozioni significa fare in modo che esse non si “ammalino”, non si trasformino in generatori di malessere. Per ottenere questo è necessario imparare a gestire le emozioni, che vuole dire acquisire consapevolezza del loro ruolo nella nostra vita, del loro modo di manifestarsi in noi, quindi delle sensazioni specifiche associate ad esse e del motivo per cui esse si affacciano alla nostra coscienza. E’ necessario acquisire quella che oggi è chiamata competenza emotiva che ha tanti significati: imparare a dare un nome alle nostre sensazioni, comprendere quale è l’elemento attivante, conoscere ed esperire come le alimentiamo, le distorciamo. Una volta divenuti consapevoli è possibile passare alla gestione dell’emozione. Per questo è necessario riflettere sull’obiettivo che desideriamo realizzare nel “qui ed ora”, e poi apprendere come utilizzare noi stessi mentre viviamo l’emozione. Questo può voler dire in primis rispettare chi desideriamo essere e quello che desideriamo ottenere dal nostro comportamento, poi imparare ad agire in modo efficace sulla realtà esterna, successivamente essere in grado di imbrigliare e spegnere quei pensieri, quelle convinzioni che ci limitano e che tendenzialmente ci portano a giudicare noi stessi e la realtà in cui viviamo. Il training migliore per imparare tutto questo sarebbe la vita a partire dai primi anni, magari vivendo in contatto con dei modelli genitoriali sani ed efficaci che promuovano l’umanità e non credenze disumane ed irrealizzabili. L’essere umano è OK nelle sue manifestazioni di umanità, quindi è OK arrabbiarsi, avere paura, essere triste o ferito, non è ne segno di debolezza, ne di follia, anzi è la porta verso l’essere “reali e sinceri con se stessi”, verso relazioni basate sull’intimità e non su stupide maschere, verso la realizzazione del proprio essere e non dell’apparire. L’adulto che vive in modo distorto i propri vissuti emotivi, che ha imparato a fare questo da piccolo non riuscirà a gestire le emozioni partendo dalla sola lettura di un testo specifico, ma ha bisogno di apprendere vivendo ed immergendosi nell’esperienza, ha la necessità di capire con la testa, di “sentire” col cuore e col corpo per poter cambiare. Il cambiamento è un processo naturale che può essere sapientemente guidato per produrre una crescita interiore che spesso viene chiamata crescita personale. Apprendere come gestire le emozioni vuol dire partecipare a training psicoeducazionali sulla gestione emotiva per imparare a vivere in modo diverso se stesso, per evolversi, crescere e trascendere i propri limiti. Questi training hanno strutture diverse ma egualmente valide a seconda dell’approccio a cui fanno riferimento, l’importante è come dicevo prima, fuggire le promesse di una risoluzione magica e banale della complessità, fuggire da chi non dichiara le fonti o usa come fonti la vicina di casa e l’amico dell’amico, fuggire da chi fa affermazioni che poi non sa spiegare se non autoreferenziandosi o peggio ancora facendovi sentire “sbagliati” perché non “capite”, perché non siete evoluticome lui. Il seminario Gestire le emozioni proposto dall’associazione Evolvere è un valido esempio di praticità, professionalità, efficacia e crescita personale. Il partecipante è stimolato ad acquisire consapevolezza di se e delle proprie emozioni, a sperimentare attivamente e concretamente tutto ciò, in modo da generare un risultato concreto da portare con sè nella propria vita. Infatti il seminario vero e proprio comincia il giorno che il partecipante torna nella propria quotidianità e sperimenta un nuovo modo di utilizzarsi nelle relazioni, nel lavoro, nello studio. Infatti l’individuo viene seguito da un Coach anche nelle fasi successive al corso in modo da concretizzare e stabilizzare i risultati ottenuti. La differenza tra un corso ed un percorso è come esso accompagna l’individuo all’interno del suo cambiamento, il corso produce risultati evidenti nel breve termine, quindi meno stabili nel medio e lungo termine, il percorso supporta per un certo periodo l’individuo ed il suo cambiamento, ovviamente c’è dispendio di energie maggiore ma garantisce una stabilità migliore nel medio e soprattutto nel lungo termine. L’incontro “Gestire le emozioni” si trova all’interno di un percorso di crescita personale più articolato e strutturato chiamato Mind Training che si propone di portare gli individui a costruire il benessere nella propria vita con strumenti facili, validi, divertenti da usare ma soprattutto efficaci. |